Forse il segreto è proprio questo. Darsi tempo.
Un tempo che non va misurato, monitorato; un tempo fuori dal controllo. Un tempo fuori dal tempo. E’ un po’ quello che i terapeuti chiamano “fidarsi del processo”.
Mettersi in cammino, con fiducia, con amore, verso la guarigione. Mantenere sempre le orecchie tese e le braccia aperte, perché la vita elargisce miracoli quando meno ce lo aspettiamo. Saper godere delle piccole cose e coccolarsi con le piccole-grandi cose di tutti i giorni: un bignè alla crema, le chiacchiere con un amico, un massaggio, lo spettacolo degli alberi in fiore, le carezze sul divano col tuo pelosetto la sera… lasciar entrare, lasciar uscire, piangere e ridere… mantenersi nel flusso senza farsi troppe domande.
Usare quel po’ di energia che si ha, quando si vorrebbe stare a letto tutto il giorno, per respirare, per mantenersi vivi. Sostare nella tristezza o nella noia senza giudicarle, e gioire appieno allorché ci arriva una notizia positiva o una visita gradita. Strillare. Farsi una risata sguaiata, liberatoria, e l’attimo dopo rovesciare in un pianto smodato, mentre gli altri nella stanza non comprendono. Così, senza misurare il troppo e il poco. Senza giudicarsi. Vivere. Semplicemente.
Finché un giorno di inizio primavera ti accorgi che è spuntato dentro di te un germoglio. C’era stato qualcosa a preannunciarlo, a prepararlo. Mesi, forse anni. Ma non avevi visto il verde. Quel giorno di inizio primavera vedi finalmente quel germoglio e… ti commuovi perché l’inverno ti aveva fatto scordare di poter fiorire ancora.


